"La libertá, l'amore!
Sol ha di questi due sete il mio cuore,
All'amore io sacrifico la vita,
Ed alla libertá dono l'amore."
Che sei per me, o aspra terra romantica dei diruti Carpazi irti d'abeti? Forse ti ammiro, ma non ti amo: s'arretra la mia mente dinanzi alle tue cime e alle tue valli. |
Giú nell'immenso mare dell'Alföld giú sono a casa, é quello il mio mondo: su quelle infinite distese é la mia anima un'aquila che irrompe liberata. |
Il mio pensiero levasi allora su dalla terra verso le nubi: sorridendo mi guarda tutto il piano che spazia tra il Danubio ed il Tibisco. |
Sotto il cielo invaso dai miraggi rintoccano i tanti campani degli armenti satolli: l'abbeveratoio attende al meriggio presso la lunga antenna del pozzo. |
Il galoppo di mandrie di cavalli tonfa nel vento, scalpitano gli zoccoli tra il gridare dei butteri e l'aspro schiocco delle sferze. |
Nel mite grembo dei venti ondeggia il grano spigato, e d'un vivo colore smeraldo inghirlanda tutta quanta la bella regione.... |
... Sei bello, Alföld! Per me sei bello! Qui sono nato, mossa fu qui la mia culla: qui sia distesa su di me la coltre e qui s'alzi la terra del mio tumulo. |
| Quando entrai in cucina, accesi la mia pipa, dico, l'avrei accesa senonché essa gia ardeva. |
La mia pipa in pieno ardeva, E non entrai per accenderla, Ci andai solo perché c'era Una bellezza in cucina. |
Fuoco accese la mia bella, Lo attizzava ed esso ardeva, Ahi, negli occhi s'accendeva Una fiamma gigantesca. |
Quando entrai lei mi guardo, Accipicchia, lei m'incanto, La mia pipa si era spenta, Il mio cuore s'accendeva. |
| Io sarò albero se ti farai fiore d'un albero: se rugiada sarai mi farò fiore. Rugiada diverrò se tu sarai raggio di sole: così, mio amore, noi ci uniremo. |
Se, mia fanciulla, tu sarai cielo io diverrò, allora, una stella: se, mia fanciulla, tu sarai inferno, io, per amarti, mi dannerò. |
| In piedi, o magiaro, la patria chiama. É tempo: ora o mai. Schiavi saremo o liberi? Scegliete. Al Dio dei magiari giuriamo, giuriamo che schiavi mai piú saremo. |
Schiavi fummo finora; gli antenati nostri che vissero e morirono liberi, sono dannati, non hanno pace in questa terra schiava. Al Dio dei magiari giuriamo, giuriamo che schiavi mai piú saremo. |
É un briccone colui che teme la morte quando bisogna morire, colui che una meschina vita ha piú cara che l'onor della patria. Al Dio dei magiari giuriamo, giuriamo che schiavi mai piú saremo. |
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Più lucente è la spada, meglio si adatta al braccio, e tuttavia una catena portammo! Eccola, l'antica nostra spada. Al Dio dei magiari giuriamo, giuriamo che schiavi mai piú saremo. |
Bello sarà di nuovo il nome magiaro degno della gran fama antica. Laviamo l'onta che i secoli vi impressero. Al Dio dei magiari giuriamo, giuriamo che schiavi mai piú saremo. |
Dove s'innalzano le nostre tombe, s'inchineranno i nostri nipoti, e proferiranno i nostri sacri nomi con una benedicente preghiera. Al Dio dei magiari giuriamo, giuriamo che schiavi mai piú saremo. |
Mi tormenta un pensiero:
morire tra i guanciali, nel mio letto.
Lentamente appassire come il fiore
roso dal dente d'un nascosto verme:
lentamente vanir come candela
che si consuma in una stanza vuota!
Non mi dare, Signore, questa morte:
Io non muoia cosi. ...
... lá io cada, sul campo di battaglia,
lá sgorghi dal cuore il mio giovane sangue,
il mio ultimo grido gioioso
si perda nel fragore della mischia
tra gli echi delle trombe e il rombo dei cannoni
e sul mio cadavere la foga
dei cavalli frementi
pel conquistato trionfo
trascorra e mi lasci
lá calpestato.
Le mie ossa disperse sian raccolte
quando verrá il gran giorno
dei funerali, allor che tra un corteo
di bandiere abbrunate ed una lenta
musica solenne, una comune tomba
accoglierá gli eroi
morti per te, o santa
libertá!
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